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Consenso informato della persona, rigorose misure di sicurezza, divieto di diffusione e conservazione a tempo: così il Garante per la privacy, Francesco Pizzetti, ha definito le regole per la raccolta e l'uso dei dati genetici a fini di ricerca e tutela della salute.

A partire dal prossimo 1° aprile, medici , in particolare genetisti, organismi sanitari, lavoratori di genetica, istituti di ricerca, farmacisti dovranno rispettare le prescrizioni contenute nell'autorizzazione generale, di cui è stato relatore lo stesso Pizzetti.

Il provvedimento, la cui elaborazione ha comportato particolari approfondimenti in considerazione della complessità della materia, spiega il Garante della privacy in una nota della scorsa settimana, era atteso da tempo: la normativa sulla privacy prevede infatti che chi usa dati genetici possa farlo solo sulla base di un'autorizzazione ad hoc del Garante, adottata sentito il ministro della Salute e il Consiglio superiore di Sanità.

Finora l'uso dei dati genetici era stato disciplinato in via transitoria nell'ambito delle prescrizioni generali impartite dall'Autorità per i dati di carattere sanitario.
L'autorizzazione fissa dunque per la prima volta in maniera specifica e sistematica i principi, i imiti e le garanzie in base ai quali dovranno d'ora in poi essere trattati questi delicatissimi dati personali, anche rispetto ad altri due importanti ambiti: la difesa di un diritto in sede giudiziaria e l'accertamento dei legami di consanguineità per il ricongiungimento familiare. L'autorizzazione ha efficacia dal 1° aprile al 31 dicembre 2008.

I soggetti che non siano in regola con le prescrizioni contenute nell'autorizzazione potranno beneficiare di un periodo di cinque mesi per adeguarsi.



by Il Sole 24 Ore sanità








 

 
 
 

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