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L’odontoiatria declinata al digitale

L’odontoiatria declinata al digitale
15 Maggio 2018 Stefano Vitali

L’odontoiatria declinata al digitale ed i suoi sviluppi futuri

Con il dott. Roberto Spreafico abbiamo fatto il punto

 

l dott. Roberto Spreafico (nella foto) è da molti considerato uno dei maggiori esperti di Odontoiatria Digitale nel nostro paese; in particolare, nelle metodiche cosiddette “chair-side”, può essere definito come uno dei principali iniziatori di questo movimento. A lui, nell’imminenza del Convegno della Digital Dental Academy, rivolgiamo una serie di domande su questo ambito dell’odontoiatria.

A che punto siamo sul digitale in Italia?

La digitalizzazione dello studio è un processo ineluttabile ma ci vorranno anni perché questo progetto si concretizzi in pieno; ormai il computer penso sia in tutti gli studi odontostomatologici che si rispettino. Lo scanner intraorale per rilevare le impronte è presente in meno del 5% degli ambulatori e il processo di crescita esiste ma non pare essere vertiginoso.

Come mai?

Credo principalmente per un problema di costi e per la cronica ritrosia degli odontoiatri a misurarsi con le novità; le nuove generazioni sono impegnate a cercarsi dei lavori e spesso trascurano il fatto che queste novità tecnologiche potrebbero dare loro dei vantaggi ma non hanno risorse sufficienti per impadronirsi delle sistematiche computerizzate per eseguire restauri dentali.

Spesso lodontoiatria digitale è associata alla protesi al Cad Cam. E’ così? 

Il digitale è in ogni attività odontoiatrica in particolare nella diagnostica radiologica, bidimensionale e tridimensionale. La progettazione digitale di manufatti protesici è appannaggio degli odontotecnici da più di vent’anni, tant’è che molti di loro sono molto più evoluti di noi dentisti in questo settore. Ecco perché protesi e CAD/CAM vanno di pari passo.

Quali sono le branche odontoiatriche che ne stanno beneficiando?

Senza dubbio l’implantologia è quella che ha avuto maggiori vantaggi, oggi si pianificano e si eseguono interventi molto complessi e si realizzano manufatti protesici assai estesi in un’unica giornata di lavoro. Solo qualche anno fa questo era impensabile.

Altre branche ne hanno avuto più benefici?

Credo ci sia l’imbarazzo della scelta: mi sembra che la cosiddetta “ortodonzia invisibile” sia una di queste, pur con le limitazioni che questa tecnica impone. Nel nostro convegno di Pollenzo alcune tematiche legate alla protesi rimovibile saranno prese in esame molto approfonditamente. Personalmente non le conoscevo e mi sono oltremodo incuriosito.

Molti sono spaventati dal vedere che in una professione intellettuale la tecnologia possa sostituire il professionista in alcune mansioni. Ma è realmente così? 

Le macchine non possono spaventare: sono inanimate. Aggiungono precisione a chi è già preciso, purtroppo non sono in grado di fornire altro rispetto a quanto sono programmate per fare. La restaurativa con il digitale ha acquisito riproducibilità, ha velocizzato i processi di lavoro e ha fornito dei vantaggi evidenti, in termini di costo, al professionista e al paziente. Come tutte le rivoluzioni, anche se minimale, spaventa; chi non vuole affrontarla ha come unica scelta quella di chiudersi al progresso e terminare la propria attività professionale invecchiando con lei. Avendo tre o quattro anni di attività davanti una scelta condivisibile, ma per chi ha davanti a sé vent’anni di lavoro sarebbe un suicidio.

Norberto Maccagno

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